Sebbene la tecnologia digitale abbia la reputazione di essere più rispettosa dell’ambiente rispetto alla vecchia tecnologia analogica, la verità è che anche la tecnologia digitale può avere un impatto ambientale significativo.

Ho accennato in un precedente articolo sull’uso dei chatbot rispetto alle email tradizionali (puoi leggere l’articolo qui se non l’hai ancora visto) il problema dell’emissione di CO2 delle email.

I risultati dello studio condotto da Ademe, agenzia francese per l’ambiente e l’energia, difatti sono piuttosto sorprendenti e allarmanti.

Si stima in media che un’email senza allegati, contenente una sola frase come “Ok, grazie” emette circa 4 grammi di anidride carbonica mentre una email da 1 MB emetta circa 19 grammi di CO2, tenendo conto sia del consumo energetico del computer che di quello dei server coinvolti nel traffico.

Ovviamente non soltanto le email sono fonte di inquinamento ambientale nel “campo digitale”

Potresti pensare che le applicazioni di chat come WhatsApp o Telegram utilizzino meno CO2 rispetto alle tradizionali email di testo, ma non è così. In effetti, l’invio di messaggi di testo nelle app di chat email. Tuttavia, se aggiungi GIF o video alle tue conversazioni, la quantità di CO2 utilizzata aumenta in modo significativo.

Secondo websitecarbon.com, il maggior consumo di energia (e quindi di emissioni)  è la funzione di ricerca, perché attiva più di un server. 

Ad esempio, la ricerca web emette 1,7 grammi di CO2 per pagina consultata, mentre un sito web con 10.000 pagine visualizzate al mese emette 211 kg di CO2 all’anno.

Il problema sta migliorando?

Sembra che, anche se il mondo sta diventando sempre più consapevole dell’impatto ambientale delle tecnologie digitali la strada per il cambiamento potrebbe essere difficile.

Infatti, molte fonti prevedono ad esempio aumento delle email.

Si stima che nel 2020 siano state inviate e ricevute circa 306,4 miliardi di email ogni giorno, si prevede che questa cifra aumenterà a oltre 376,4 miliardi di email al giorno entro il 2025.

Ma i BIG si stanno già muovendo!

In media, ciascuno utente “Google” (sulla base di 25 ricerche al giorno, guardando 60 minuti di YouTube e disponendo di un account Gmail) produce meno di 8 g di CO2 al giorno. 

Questo perché oggi Google utilizza un mix di energie rinnovabili e compensazione delle emissioni di CO2  per ridurre la propria impronta di carbonio.

Microsoft, proprietaria del motore di ricerca Bing, d’altro canto, si è impegnata a diventare carbon negative entro il 2030.

Perchè “imDev In The World”?

Avevo in programma da tempo di scrivere un nuovo articolo nella sezione blog, e volevo farlo proprio su questo argomento e in particolare per la Giornata mondiale dell’ambiente.

Durante la mia ricerca per questo articolo sono rimasto scioccato quando ho calcolato le emissioni di CO2 del mio sito Web utilizzando la piattaforma websitecarbon.com

(www.websitecarbon.com/website/imdev-it/)

Ho iniziato a pensare a quanti strumenti utilizzo ogni giorno per il mio lavoro, quanti messaggi invio al giorno, quanti post e condivisioni faccio sui social e quante email invio e ricevo nelle mie varie caselle di posta.

Ho sentito il bisogno di contribuire nel mio piccolo alla riduzione della mia impronta di carbonio. 
Ed ho data il via alla “mia foresta” su treedom

treedomcertificate_imdev

Cosa possiamo fare TUTTI ?

Da questa ricerca ho capito che tutti produciamo un’ impronta di carbonio attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, e proprio come possiamo impegnarci “offline” per aiutare il nostro pianeta, possiamo farlo anche “online”

Ecco alcuni consigli : 

1) Pensare prima di scrivere un messaggio o una mail
2) Rileggere prima di spedire; 
3) Evitare i CC inutili;
4) Usare le mailing list con intelligenza; 
5) Evitare le mail/messaggi non conclusive; 
6) Organizzare un meeting invece di scambiare 50 email!
7) Svuotare la mailbox;
8) Ricordare l’allegato (così eviti di mandare la seconda email!)

Ps. Lasciare la videocamera spenta durante una video chat per una riunione potrebbe ridurre del 96% l’impatto ambientale, secondo uno studio della Purdue University.